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» Il detective dell'arte
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Il Detective dell'Arte è un gioco a premi pensato per far scoprire a bambini e adulti due musei che si affacciano sulle sponde dell'Arno, Casa Siviero e il Museo Horne, entrambi nati dall'impegno di due grandi conoscitori dell'arte.
Il gioco è stato creato da Cristina Bucci e Chiara Lachi de
L'Immaginario
, nell'ambito delle attività culturali di Casa Siviero, coordinate dall'Associazione Amici dei Musei Fiorentini.
Il gioco è adatto a tutti e non richiede conoscenze specifiche ma vuole stimolare la curiosità e lo spirito di osservazione di ciascuno. Genitori e figli, nonni e nipoti, bambini e ragazzi di tutte le età possono divertirsi e imparare giocando. Il gioco propone un itinerario all'interno dei due musei sulle tracce delle opere più significative. Come detective, i partecipanti sono chiamati a interrogare oggetti e opere d'arte per risolvere gli enigmi raccolti in queste pagine. I testi di seguito a ciascuna scheda offrono un breve approfondimento sull'oggetto o sull'opera presentati nel quesito ma mai la soluzione alla domanda proposta. Per giocare è necessario rispondere a tutte le domande e, una volta completato il percorso, inserire i propri dati nella form ed inviare le risposte per ricevere un piccolo premio. Ciascun enigma è contrassegnato da un numero, le tre risposte dalle lettere a, b, c. Soltanto una opzione è quella giusta.
inizia il gioco
Domanda 1 - La dimora
Stefano Ussi
Soffitto dipinto della sala da pranzo di Casa Siviero
particolare
Il soffitto della sala da pranzo presenta una ricca decorazione con medaglioni entro i quali sono raffigurati:
A
ritratti della famiglia Siviero
B
nature morte con fiori, frutti e cacciagione
C
maschere grottesche
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L'edificazione del villino che ospita la raccolta Siviero, in stile neo-rinascimentale, risale alla seconda metà dell'Ottocento, nell'ambito di quel fermento costruttivo affidato all'architetto Giuseppe Poggi che accompagna l'esperienza di Firenze capitale d'Italia. La palazzina si sviluppa su quattro piani: il seminterrato ospita l'appartamento dei domestici e i magazzini, sul piano terreno rialzato si dispiega l'appartamento di Rodolfo Siviero, ovvero la parte della casa attualmente visitabile che conserva in modo fedele la disposizione degli arredi esistente alla morte del collezionista. I due piani superiori del villino, un tempo abitazione dei genitori e della sorella di Siviero, non sono ad oggi aperti al pubblico. Appartenuta in precedenza a Giorgio Castelfranco, noto storico e critico d'arte, la palazzina è stata acquistata alla fine della Seconda Guerra Mondiale da Siviero che ha provveduto a conferirle quel suo particolare aspetto da villino patrizio mediante i numerosi arredi e gli ornamenti architettonici. Caminetti, colonne, mobili d'epoca, dipinti, sculture e suppellettili rappresentano la varietà di oggetti che Siviero ha scelto e collocato con cura, armonizzando lo stile nell'intera dimora. Tra gli ambienti del villino, la sala da pranzo è forse quello di maggior fascino poichè conserva la decorazione pittorica del soffitto, opera dell'artista accademico Stefano Ussi (1822-1901), alla quale si affiancano le opere esposte in una contaminazione di materiali eterogenei che caratterizza le scelte collezionisitiche di Rodolfo Siviero.
Domanda 2 - Il personaggio
Giorgio De Chirico
Autoritratto
particolare
Il museo conserva numerose opere di Giorgio De Chirico, tra le quali un autoritratto in cui l'artista è vestito da:
A
prete
B
torero
C
Arlecchino
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Le opere di Giorgio De Chirico (1888-1978) presenti nella raccolta Siviero sono ben dodici, tra dipinti a olio su tela, tempere, bozzetti e disegni e documentano l'intenso, anche se non sempre sereno, rapporto tra i due personaggi. All'interno di questo gruppo l'Autoritratto databile ai primissimi anni quaranta, acquistato dallo stesso Siviero per ottantamila lire ed esposto alla Biennale di Venezia del 1942, è una delle opere più significative. Il dipinto, di elevata qualità, si colloca nella fase matura dell'artista, successiva al periodo metafisico del secondo decennio del Novecento e densa di richiami ai grandi maestri del passato, dal Rinascimento al Barocco. Come De Chirico, anche Siviero, strenuo difensore del patrimonio culturale italiano, ammira la grande tradizione artistica ed è convinto che i modelli culturali più stimolanti e significativi vadano ricercati nel passato. Indifferente alle stroncature critiche che colpiscono le opere più barocche dell'artista, Siviero vede in De Chirico il principale artista "classico" del Novecento e ne apprezza il ritorno al mestiere e alla tradizione, l'attenzione per la statuaria antica e i riferimenti alla mitologia. Particolare interesse assume per Siviero la ritrattistica dechirichiana che oltre a predominare nel nucleo di opere dell'artista presenti nella raccolta viene messa in evidenza anche nei suoi scritti critici.
Domanda 3 - Il Rinascimento
Maestro della Natività Johnson
Adorazione del Bambino
particolare
Nel dipinto quattrocentesco che raffigura
l'Adorazione del Bambino
, il piccolo Gesù?:
A
nudo
B
vestito con una tunica bianca
C
avvolto nelle fasce
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La tavola, destinata alla devozione privata, rappresenta in primo piano la Vergine inginocchiata e con le mani giunte nell'atto di adorare il piccolo Gesù; alle loro spalle è seduto san Giuseppe mentre ancora più indietro, dalla capanna, si affacciano il bue e l'asino. L'artista si mostra aggiornato sulle novità prospettiche del Rinascimento e costruisce la scena secondo uno spazio tridimensionale che digrada in profondità; a causa delle dimensioni ridotte della tavola però l'insieme risulta un po' troppo compresso e poco equilibrato nei suoi elementi compositivi. Il dipinto è assegnato a un pittore anonimo, denominato il Maestro della Natività Johnson da un'opera di sua mano conservata nella collezione Johnson di Filadelfia. Si tratta di un maestro fiorentino che mostra uno stile ispirato ad Alesso Baldovinetti e a Filippo Lippi, del quale ripete spesso composizioni e fisionomie dei volti. Recentemente è stata proposta l'identificazione dell'anonimo artista con Domenico di Zanobi, un pittore che dai documenti risulta operante negli anni sessanta del Quattrocento a Firenze. Domenico di Zanobi è menzionato anche tra i collaboratori di Filippo Lippi e ciò contribuisce ad avvalorare l'ipotesi attributiva proposta. La presenza nella collezione di quest'opera, che seppur eseguita nella seconda metà del Quattrocento appare arcaizzante e ancora debitrice della cultura figurativa di inizio secolo, documenta l'interesse di Siviero per l'arte del Rinascimento fiorentino e la sua specifica devozione per Masaccio.
Domanda 4 - I Recuperi
Ila alla fonte
pannello a intarsio marmoreo
particolare
Nel pannello a intarsio marmoreo che rappresenta
Ila alla fonte
il giovane tiene in mano:
A
una conchiglia
B
un pesce
C
una brocca
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Tra i personaggi della mitologia greca Ila è un giovane bellissimo, compagno di Ercole nella spedizione degli argonauti alla ricerca del vello d'oro. Durante una tappa del viaggio fu mandato a cercare dell'acqua e giunse a una sorgente abitata da ninfe le quali, conquistate dalla sua bellezza, lo trascinarono con loro nell'acqua e nessuno seppe più niente di lui. Nel pannello marmoreo della raccolta Siviero Ila è raffigurato grazie all'accostamento di elementi sagomati di colore e materiale diverso: il corpo nudo è realizzato in marmo venato, il mantello è in porfido rosso, in madreperla sono la fascia che cinge la testa di Ila e la cintura sul petto alla quale è legata la spada, mentre l'acqua della fonte è resa attraverso l'impiego di lastre di turchese e lo sfondo è in serpentino verde. Il pannello è la copia di un capolavoro del IV secolo d.C., oggi conservato presso il Museo Nazionale Romano, proveniente dalla basilica romana di Giunio Basso, costruita nel 331 e andata distrutta nel XVII secolo. Il ricco complesso decorativo di intarsi marmorei pavimentali e parietali della basilica di Giunio Basso, esemplificativo dello splendore raggiunto da questa tecnica artistica nell'antica Roma e solo parzialmente salvatosi dalla distruzione dell'edificio, viene recuperato nel 1958 proprio da Rodolfo Siviero che ne impedisce l'illecita esportazione. Un cartiglio manoscritto apposto da Siviero sul retro del pannello fa presumere che la tarsia sia stata realizzata con materiale di scarto proveniente dalla basilica romana.
Domanda 5 - L'arte fiamminga
Cornelis Engelbrechtsen
Cattura di Cristo
particolare
Nella sala da pranzo è esposto un dipinto dell'artista olandese Cornelis Engelbrechtsen che rappresenta la
Cattura di Cristo
. Nel gruppo centrale, tra i soldati uno solleva in alto:
A
una spada
B
una fiaccola
C
un ramo d'ulivo
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L'affollata scena presenta in contemporanea alcuni episodi della passione di Cristo, dall'orazione nell'orto che si intravede sullo sfondo al momento della cattura che si dispiega in primo piano, confluendo nell'atto culminante di Giuda che bacia Gesù. Nella composizione è inserito anche l'episodio di Simon Pietro che rinfodera la spada dopo aver colpito all'orecchio il servo del sommo sacerdote. La notevole varietà di armi riprodotte, non ci sono infatti due esemplari identici, contribuisce ulteriormente a vivacizzare la scena, già ricca di dettagli e affollata di personaggi. Cornelis Engelbrechtsen (1468-1533), figura dominante della scena artistica di Leida, sa coniugare con sapienza la sua cultura figurativa con l'arte del Rinascimento italiano, facendo di questo connubio la sua personale cifra stilistica. La descrizione analitica della realtà, elemento caratteristico dell'arte fiamminga, si fonde infatti in modo armonico con la nuova tendenza manierista, qui rappresentata dall'attenzione particolare alla resa delle vesti e delle armature, dalla ricerca esasperata dell'espressività dei volti che talvolta sfocia in tratti grotteschi, e dall'utilizzo di forme eleganti e colori preziosi. L'opera, tra le più pregevoli del piccolo nucleo di dipinti fiamminghi presenti nella raccolta, testimonia l'apprezzamento di Siviero per la pittura nordica, di cui loda la "sensibilità diversa, alla rovescia della nostra", ammirandone la "fantasia del sogno".
Domanda 6 - La scultura
Ambito marchigiano
San Rocco
particolare
La scultura lignea raffigurante
San Rocco
a dimensione naturale appare mancante:
A
del braccio destro
B
del piede destro
C
della mano sinistra
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Questa statua in legno policromo, eseguita nella seconda metà del XV secolo, raffigura San Rocco ad altezza naturale. Vestito con una tunica stretta in vita da una cintola e con una mantellina che gli ricade sulle spalle, il santo è in posizione eretta, con le gambe leggermente divaricate, mentre scopre la coscia per mostrare il bubbone della peste. La statua appare priva di alcuni attributi solitamente associati al santo, come il cane e il bastone, forse andati perduti. La devozione per san Rocco si diffonde a partire dal Trecento quando il santo si reca in pellegrinaggio a Roma e si dedica alla cura dei malati di peste, contraendo egli stesso la malattia. Per le guarigioni miracolose che gli vengono attribuite sia in vita sia, per intercessione, dopo la morte, san Rocco viene invocato come protettore contro la peste. In concomitanza con il rinnovato interesse da parte degli storici dell'arte, già negli anni trenta Rodolfo Siviero mostra il suo apprezzamento per la statuaria lignea che si traduce nell'acquisto di alcuni interessanti esemplari di epoche e stili differenti. La statua presenta una buona qualità di manifattura, nonostante la consunzione del colore e alcune parti lacunose. Nel restauro del san Rocco, curato da Leonetto Tintori e Alfio Del Serra, ben si esplica il pensiero di Siviero sulle scelte di metodo e di conservazione: abbandonando infatti la via ricostruttiva del restauro ottocentesco, egli si schiera a favore di una pratica moderna, capace di rispettare l'opera senza sconfinare, per aggiunte arbitrarie e interventi pesanti, nella contraffazione.
Domanda 7 - Curiosità
Manifattura fiorentina
Sgabello comodo
particolare
Il museo possiede alcuni esempi di "sgabelli comodi". Uno di questi reca lo stemma mediceo sormontato:
A
dalla corona
B
dalla tiara pontificia
C
dalla tartaruga con la vela
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Lo sgabello della collezione Siviero ha la foggia caratteristica degli sgabelli cinquecenteschi, di cui si conservano altri esemplari nei musei fiorentini, ma ha una particolarità: il sedile si apre con una cerniera per rivelare un foro ad anello e lo spazio per un recipiente sottostante estraibile. Si tratta di uno "sgabello comodo", un vero e proprio servizio igienico portatile. Nel Rinascimento mobili di questo tipo si trovano generalmente nelle camere da letto, talvolta posizionati entro nicchie ricavate nello spessore del muro, o in piccoli ambienti adiacenti alla camera. In realtà intorno alla metà del XV secolo l'architetto Leon Battista Alberti depreca questa "sudicia pratica", ma ancora per tutto il Cinquecento tali mobili sono continuamente citati negli inventari. La stessa Eleonora da Toledo, duchessa di Toscana, nel 1553 ha la "seggetta", altro nome con cui è indicato questo sedile igienico, in camera da letto a Palazzo Vecchio. Del resto se sgabelli e seggette sono vuotati da un servitore subito dopo l'uso, il rischio che siano maleodoranti può essere ridotto. Nelle case signorili l'uso della "seggetta" è individuale, a differenza delle latrine a più fori destinate alla servitù. In genere l'anello del sedile è imbottito e il recipiente usato è di metallo, ottone o peltro. La foggia del mobile può variare dallo sgabello, alla seggetta a forma di scatola rivestita di velluto o di panno, alla sedia con braccioli. Alcuni esemplari particolarmente sontuosi possono essere anche intarsiati.
Domanda 8 - Arredi
Manifattura fiorentina
Letto a baldacchino
particolare
Nella camera da letto troneggia un letto a baldacchino seicentesco. La ricca decorazione dipinta nella parte interna della cupola presenta una serie di sei medaglioni raffiguranti:
A
scene di vita quotidiana
B
nature morte
C
paesaggi
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Nella camera da letto degli ospiti fa mostra di sé un elegante letto a colonne in ferro battuto, sormontato da un baldacchino dipinto nella parte interna a tempera su legno con motivi decorativi e soggetti profani in armonia con la funzione d'uso dell'oggetto. La struttura del letto e il baldacchino sembrano entrambi originali della prima metà del Seicento; la decorazione pittorica della cupola viene riferita all'ambito dell'artista fiorentino Bernardino Poccetti (1548-1612), instancabile frescante e pittore dalla vivace vena narrativa. I letti a colonne iniziano a fare la loro comparsa in Italia verso la fine del XV secolo e si diffondono rapidamente per la loro maggiore funzionalità nel sostenere i tendaggi rispetto alla lettiera del primo Rinascimento. Se i primi esempi sono caratterizzati da una struttura esile e aggraziata, con il tempo si afferma un modello di impianto architettonico fortemente monumentale. Nonostante la datazione più avanzata e l'utilizzo del ferro a sostituzione del legno, il letto di casa Siviero corrisponde alla tipologia di letto a colonne più arcaica e infatti si presenta privo di cortinaggi laterali. Questo pregiato arredo ben si colloca all'interno del disegno di Siviero amatore d'arte che, prendendo a modello esempi illustri del collezionismo locale, da Bardini a Stibbert, configura la sua raccolta come una variegata mescolanza di stili e di oggetti volta a ricreare un ambiente ricercato e ricco di fascino.
Domanda 9 - Il Novecento
Giorgio De Chirico
Vogue
particolare
Tra le opere di De Chirico la raccolta Siviero comprende un bozzetto per la copertina della rivista Vogue. In primo piano si vede:
A
un paio di guanti
B
un cappello
C
una borsetta
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Questa opera grafica eseguita a tempera su carta è un bozzetto, o una derivazione, della copertina realizzata da De Chirico per la rivista di moda "Vogue" pubblicata il 15 novembre 1935 nell'edizione inglese e il 15 dicembre dello stesso anno nell'edizione francese. L'opera si ricollega al soggiorno newyorchese dell'artista, risalente agli anni trenta e denso di incontri, eventi espositivi, vendite di opere. Nel bozzetto, accanto ai riferimenti al mondo della moda si ritrovano elementi significativi del percorso dell'artista: la sedia e l'armadio rimandano alle scenografie teatrali mentre il quadro nel quadro introduce un elemento simbolico sempre presente nelle opere di De Chirico. Sul retro del bozzetto una scritta di mano di Siviero recita: "G. De Chirico mi disse: / 'Il dipinto te lo regalo / ma la cornice costa 300 lire' / Anno 1942 / Siviero", offrendo così una curiosa testimonianza del rapporto personale intercorso tra i due. Se il nucleo delle opere di De Chirico presente nella collezione è importante per ricostruire il pensiero critico di Siviero sull'arte del Novecento, non meno eloquente risulta la scelta degli altri artisti rappresentati nella raccolta. Tra i pittori figurano Pietro Annigoni, Bruno Becchi, Charles Hawthorne, Ugo Pignotti e Ardengo Soffici, tra gli scultori Quinto Martini, Francesco Messina, Antonio Berti e Giacomo Manzù. Particolarmente interessante è poi la collezione di medaglie che si intreccia con l'attività istituzionale di Siviero e con le iniziative da lui promosse in qualità di ministro plenipotenziario.
Domanda 10 - L'antico
Arte etrusca
Specchio
particolare
Nella camera da letto, all'interno della vetrina, si conserva uno specchio etrusco in bronzo con inciso un Sileno danzante affiancato da un animale. Il Sileno indossa soltanto:
A
un mantello
B
i calzari
C
una cintura
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Lo specchio etrusco risalente alla fine del IV secolo a.C. è uno dei reperti più significativi della raccolta archeologica di Siviero che conta ben quarantasette pezzi attraverso i quali sono rappresentate tutte le principali classi di oggettistica antica, dalle sculture agli oggetti in bronzo, dalle ceramiche ai vetri. Frutto di una lenta e metodica attività di collezionista, la raccolta di reperti antichi testimonia il profondo interesse di Rodolfo Siviero per le più importanti civiltà del Mediterraneo, greca, etrusca e romana. Così l'eclettismo che caratterizza la collezione appare la conseguenza di un criterio di selezione dei pezzi basato essenzialmente sul gusto personale e orientato da un interesse ornamentale nell'arredamento della casa. Lo specchio etrusco, che si segnala per l'ottimo stato di conservazione, appare interessante anche per il soggetto raffigurato: un sileno danzante dalla corta coda equina, accompagnato da un animale, forse una pantera, con le fauci spalancate e circondato da tralci vegetali di vite o di edera. La rappresentazione di un personaggio come Sileno, legato al mondo dionisiaco, appare in linea con le tematiche prevalenti nella decorazione di questi oggetti: l'amore, la bellezza e la fecondità. Le raffigurazioni presenti sugli specchi etruschi consentono di seguire per un periodo continuativo di circa quattro secoli la formazione e lo sviluppo locale delle credenze legate alla sfera religiosa e mitologica, nonchè la ricezione e rielaborazione di stimoli provenienti dal mondo greco.
Lungarno Serristori, 1-3, Firenze
Tel. 055 2345219 - 055 4382652; E-mail:
casasiviero@regione.toscana.it
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