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Attività

Pietro Annigoni. Frammenti di diario tra arte e letteratura

Sabato 5 giugno ore 21 inaugurazione
La mostra prosegue fino al 5 settembre. E' visitabile con ingresso gratuito nell'orario di apertura del museo
La casa museo di Rodolfo Siviero partecipa al centenario della nascita di Pietro Annigoni con questa mostra che prende spunto dalla riedizione del Diario dell'artista e cerca di approfondire la comprensione della sua opera affiancando scritti e pitture.
I rapporti di amicizia e di collaborazione culturale tra Siviero e Annigoni sono l'occasione che ha indotto Casa Siviero a prendere parte alle celebrazioni. Ma era comunque opportuno che la casa-museo appartenente alla Regione contribuisse a ricordare uno degli artisti che maggiormente nell'epoca moderna hanno mantenuto alta nel mondo la fama della tradizione artistica della Toscana.
Annigoni  è stato artista di grande popolarità, ma di controversa valutazione critica. Spesso è stato visto come personaggio da rotocalco, artista conservatore, dotato di una straordinaria tecnica, ma che agiva fuori dal tempo. Presentare insieme frammenti dell'opera pittorica e letteraria di Annigoni può aiutare a superare alcuni pregiudizi. Si potrà infatti notare che, al contrario, egli è stato artista colto, capace di esprimersi ad alti livelli tanto nella pittura quanto nella scrittura, e che viveva pienamente il proprio tempo.
Certo la sua è un'arte che mantiene forti legami con i linguaggi e le tecniche del passato, ma che affronta pienamente le problematiche moderne. Leggendo i suoi scritti si può comprendere che Annigoni non era una persona che voleva continuare a usare il calesse al tempo dell'automobile e dei viaggi spaziali. Era però fortemente preoccupato che il trionfo della tecnologia e del consumismo portassero ad un annullamento dei valori più profondi dell'uomo. Perciò la sua abilità tecnica non era fine a se stessa, ma serviva a esaltare l'importanza della manualità umana contrapposta alla standardizzazione meccanica della produzione industriale. La sua aderenza alla rappresentazione naturalistica non era realismo descrittivo ottocentesco, ma un modo per affermare la virtù esclusivamente umana di investigare il mondo circostante e riflettere sulla propria interiorità. I suoi paesaggi quindi sono metafore di emozioni e pensieri; i suoi ritratti scavano a fondo i contrasti psicologici delle persone. E' un'arte simbolica e concettuale che, in modo del tutto novecentesco, rappresenta non il mondo esterno ma l'interno dell'anima e che lo fa senza rinunciare al tradizionale fascino visivo della pura pittura e del disegno perché: importante sarebbe dir cose nuove e interessanti con vivo e comunicativo linguaggio convenzionale (Diario, 22 settembre 1950)



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